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Che qualità vuoi fare se hai una piccola azienda?

Un articolo di Massimo Bolla

Non è la prima volta che tratto l’argomento delle dimensioni delle aziende italiane e dell’opportunità di dotarsi di un sistema qualità certificato, ma voglio oggi approfondire l’argomento, e fornirti altri spunti di riflessione, perché ho ricevuto molte richieste di informazioni, molte di più di quelle che mi aspettavo.

La verità è che chi si occupa di qualità difficilmente viene preso seriamente in considerazione: l’azienda deve vendere e produrre, la qualità… si, certo, è importante, ma pensiamo a vendere.

In questo quadro ci sono i teorici, quelli che una azienda l’anno vista solo descritta sui libri (che hanno fotocopiato perché originali costano), che parlano di qualità, definendola come “soddisfazione del cliente”, e quindi imprescindibile per ogni azienda, a prescindere dalle dimensioni.

Aggiungo io che se la qualità, effettivamente, equivale alla soddisfazione del cliente, e che senza qualità le aziende non starebbero in piedi, allora ogni azienda oggi aperta sta già facendo qualità, e quindi il certificato che serve?

Apparentemente, a una persona non specialista in materia, le argomentazioni dei teorici della carta in azienda appaiono di buon senso e, addirittura, moltissimi hanno dato incarichi di consulenza a questi professionisti.

Ma dopo qualche anno di esperienza ci si rende conto che il sistema sviluppato sulla carta non ha valore aggiunto per l’azienda ed è più una corda stretta alla gola che un modello organizzativo.

Anche l’imprenditore maggiormente ben disposto torna a dire “l’importante è vendere”, ed il Responsabile Qualità tappa buchi da tutte le parti per mantenere un certificato “cosmetico”.

L’imprenditore ha come priorità (in termini di rischio) le quote di mercato e il credito bancario, e nelle piccole aziende ci si è resi conto che questi due aspetti non hanno niente a che vedere con il sistema qualità (altro che “con la qualità guadagni”).

 

Anche se ti occupi di qualità devi conoscere questi argomenti

Intanto, parto da un presupposto:

  • In Italia la piccola e media impresa non esiste.

Così facciamo prima.

In Italia esiste la micro e la piccola impresa, cioè la stragrande maggioranza del mercato italiano è composta, ben oltre il 90% (non ti annoio con le statistiche) da queste imprese, che hanno meno (ma molto meno) di 50 dipendenti.

Sto parlando di milioni di imprese, probabilmente anche di quella dove lavori tu, o di cui sei socio.

Le medie imprese sono poche e le grandi imprese sono uno sputo nel mare (parliamo di migliaia di unità).
Non esistono statisticamente nemmeno le medie imprese in Italia, sono numeri irrilevanti, non ne parliamo neanche.

Assodato questo, definiamo chiaramente un’altra cosa:

  • Fare prodotti di qualità in grado di fare concorrenza sul mercato globale costa molto

Quindi, per progettare, sviluppare, vendere, produrre prodotti di alta qualità e competitivi, servono molti soldi, molto capitale.

Senza soldi l’azienda non va da nessuna parte, ma quale capitale può avere la tua impresa, se è piccola (meno di 50 dipendenti)?

 

Che soldi usa una azienda

In buona sostanza i soldi, o li mette l’imprenditore, o li mette la banca: ovvio vero?

Aspetta un attimo a trarre le conclusioni, vediamo di capire meglio cosa sono i mercati finanziari.

I mercati finanziari hanno due tipi di canale: diretto e indiretto.

  • Quello diretto è quello in cui datore e prenditore di denaro si scambiano i soldi (ad esempio il mercato di borsa).
  • Quello indiretto è quello in cui esiste un intermediario (per semplicità, una banca).

Nel mercato italiano, dato che la stragrande maggioranza di imprese sono piccole, il canale prevalente è e resterà per anni quello indiretto.

Quindi, come detto sopra, delle due l’una: o hai soldi da mettere nella tua impresa, oppure avrai sempre bisogno di una banca.

Ma cosa interessa a chi si occupa di qualità parlare di banche?

Te lo ripeto bene: la qualità costa, e per farla ci vogliono i soldi!

Tra l’altro, essendo la banca un fornitore di soldi (la banca vende soldi) e, lo dice la ISO, parte interessata, purtroppo caro Responsabile Qualità le banche sono anche affare tuo!

Ma, scherzi a parte, cerchiamo di comprendere meglio lo scopo delle banche, che servono a tutte le imprese del mondo che hanno due necessità:

  • finanziare gli investimenti (per esempio quelli che servono per la qualità) e
  • finanziare gli sfasamenti temporali tra incassi e pagamenti.

Se la tua impresa incassa le fatture dopo 3, 4, 6, … mesi, e nel frattempo deve pagare fornitori, dipendenti e versare un F24, allora ha bisogna di una banca che gli anticipi i soldi.

Eppure in Italia solo il 20% del credito va alle piccole imprese: e come fanno a far qualità allora, come fanno a seguire ciò che la politica ha consigliato loro se il sistema banche non risponde?

 

Piccolo è bello

In un mondo tutto italiano di piccole e micro imprese si pensa che “piccolo sia bello”, ma se anche tu la pensi così, non hai capito nulla di come funziona la finanza internazionale. Da vent’anni i politici ti raccontano questa bugia.

La verità è che una impresa piccola, nel medio lungo termine, è destinata a scomparire dal mercato competitivo, a meno di avere risorse proprie grandi e potenzialmente infinite (nel paese delle meraviglie).

Ti spiego complesse teorie di finanza in termini semplici, perché è veramente importante che tu conosca queste nozioni, o sei morto.

Immagina che il mercato del credito abbia un tetto e un pavimento.

  • Il tetto è il limite di credito che puoi avere.
  • Il pavimento è la base che definisce quel tetto.

Il pavimento si chiama capitale di rischio, cioè il tuo patrimonio netto (che è la differenza tra attività e passività e l’insieme delle risorse di cui l’azienda dispone come forma di finanziamento interno), e quanto più è solido, tanto è meglio.

Dato che è limitato, esiste un limite alla crescita, perché non potrai avere una casa alta se non hai un pavimento e delle fondamenta solide. Facile da capire vero?

Dato che per competere sui mercati internazionali con prodotti di qualità servono soldi, se non hai solide basi, non potrai avere risorse e se non potrai avere risorse non potrai investire per crescere e fare questa benedetta qualità.

Per questo ti servono le banche e per questo la crescita deve essere equilibrata, cioè dovrai apportare continuamente maggior capitale di rischio (soldi tuoi) per ridurre la sproporzione tra tetto e pavimento.

Io ti dico la realtà della competizione di domani.

Hai capito perché piccolo non è bello? Piccolo è nano, purtroppo, e alla lunga significa scomparire.

Malgrado la politica abbia urlato che tutto sta andando per il meglio e che gli imprenditori dovrebbero investire con fiducia, ovviamente facendo quei bei prodotti di qualità che solo noi italiani sappiamo fare, nello stesso periodo il credito alle imprese (dai dati pubblicati recentemente da Banca d’Italia) ha segno meno nello scostamento tra un periodo e il precedente: vuol dire che si sta riducendo, non che si espande e, come abbiamo visto prima, no credito, no qualità!

In Italia il credito bancario non va alle piccole, ma alle grandi imprese: la tua azienda è per caso piccola?

Ci sono coloro che dormono sogni tranquilli pensando che “tanto stiamo uscendo dalla crisi e tutto tornerà come prima”, e poi ci sono tante persone che ancora parlano di qualità come la soluzione di tutti i mali. Le persone parlano anche di ciò che non conoscono, perché ritengono che sia intelligente comunicare al mondo, con le nuove tecnologie, la propria ignoranza.

 

Dove trovo i soldi per fare qualità

Non è così improbabile che, in questo momento, io stia parlando con una azienda che fa fatica ad avere credito.

Purtroppo è molto frequente.

Io di altri esperti di qualità che spieghino questi argomenti non ne conosco, e potrei andare avanti per ore ad elencare scemenze colossali che vengono propinate agli imprenditori che sperano che la qualità sia una soluzione, ma la verità è che una persona intelligente, che deve finanziare un investimento, ragiona in questo modo:

  1. Esamina il mercato
  2. Capisce il problema
  3. Acquisisce una soluzione

Segui il ragionamento:

Esamina il mercato:
sei un piccolo imprenditore, un amministratore di imprese, un manager o un libero professionista. Lavori in una piccola impresa o per piccole imprese (meno di 50 dipendenti). I dati sono quelli che ti documentato sopra. Il mercato si riduce e si alza il livello competitivo. Puoi razionalmente pensare che domani sia più facile avere credito per innovarti e fare qualità? Ovviamente no.

Capisci il problema:
migliaia di piccole imprese, ogni giorno, sono finanziate dalle banche. Puoi dire razionalmente che tutte quelle imprese hanno un amico, oppure una conoscenza, un politico compiacente? Ovviamente no. Puoi forse pensare che tutti i bilanci di quelle imprese siano splendidi e che solo il tuo non sia all’altezza? Appare poco probabile. Di certo puoi concludere che sia un mercato selettivo in cui alcuni vincono e altri perdono. Tu stai perdendo. Quindi?

Acquisisci una soluzione:
sei arrivato a capire il problema. Le banche concedono il credito in funzione del profilo di rischio del cliente, non delle chiacchiere sulla qualità del suo prodotto. Se ha un profilo di rischio troppo elevato, alzano il prezzo del denaro, aumentano le garanzie richieste e, in caso di rischio troppo alto, non concedono il credito. Questo è il problema, quindi il problema è il rischio che rappresenti tu.

La competizione oggi si fonda sul potere, anche economico e finanziario.

Se tu non hai risorse finanziarie per mantenere il tuo ciclo di capitale circolante, per pagare fornitori e dipendenti, per saldare le tasse, per anticipare il costo delle materie che rivendi, per migliorarti continuamente, alla lunga sei morto.

Se sei un imprenditore, o un Responsabile Qualità, ora lo sai, la qualità costa, e quindi cambia strategia, magari cominciando a non buttare via soldi per sistemi qualità pieni di carta ed utilizzando, gratuitamente, MyMax Work.

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